Qualche dato sul bullismo.

Un rapporto internazionale cross-country, realizzato da Nickelodeon nel 2011, ha evidenziato che il fenomeno è ormai molto diffuso a livello mondiale e coinvolge una larga parte della popolazione kids/teens. (Fonte: The State of Bullying, International Report Nickelodeon, June 2011). Il bullismo ha cominciato ad essere analizzato e interpretato come una vera forma di “devianza” solo in tempi abbastanza recenti, mentre inizialmente – nonostante gli episodi di sopraffazione sistematica tra minori fossero già di fatto diffusi – si tendeva ad inquadrare il problema come “inevitabili conflitti infantili o adolescenziali”, una sorta di “rito di passaggio” correlato alla particolare fase di crescita.

Il bullismo, che ad oggi nel mondo coinvolge circa 200 milioni tra bambini e ragazzi [fonte: Dichiarazione internazionale di Kandersteg 2007], si manifesta con aggressioni fisiche o verbali, che sono intenzionali, premeditate e si ripetono in maniera sistematica e protratta nel tempo contro una stessa persona. Sebbene più evidenti, gli episodi di bullismo fisico costituiscono tuttavia un’esigua percentuale dei casi di soprusi quotidiani subìti dai bambini e adolescenti; più comunemente il bullismo si manifesta nella sua variabile verbale che consiste in minacce, provocazioni, offese e prese in giro ripetute, ma anche in altre forme, come l’esclusione, l’isolamento intenzionale dal gruppo e la diffusione di informazioni riservate o calunniose sul conto della vittima.

Negli ultimi anni, l’accresciuto utilizzo di internet ha inoltre parallelamente agevolato un nuovo fenomeno: il cyberbullismo o bullismo elettronico. In questo caso le nuove tecnologie di comunicazione vengono utilizzate per perpetrare nuove forme di violenza psicologica  (diffusione on line di informazioni, foto e video diffamatori o compromettenti per la vittima) e consentono ai cyberbulli di avvalersi dalla garanzia dell’anonimato, congiuntamente alla forza mediatica di tali mezzi, esponendo questa nuova forma di sopraffazione e prevaricazione a rischi imprevedibili e incontrollabili. (in Europa il 54% dei genitori teme che i figli vengano coinvolti in casi di cyberbullismo).

 I genitori non vengono quasi mai a conoscenza direttamente dal proprio figlio dei maltrattamenti subiti:  così gli adulti in generale ed in particolare gli insegnanti – dato che il bullismo si manifesta principalmente nelle scuole – fanno fatica a rilevare la presenza di questi problemi.

Da anni Telefono Azzurro si occupa di studiare e contrastare il bullismo, analizzandone l’evoluzione e i trend nel corso del tempo e cercando soluzioni sempre nuove per affrontarlo. Nel 2011 Telefono Azzurro e  Eurispes hanno effettuato uno studio per indagare il fenomeno del bullismo all’interno delle scuole italiane, mettendo a confronto la percezione del fenomeno da parte dei ragazzi di scuola secondaria e dei loro genitori . Si tratta di un’indagine estensiva basata su un campione di studenti rappresentativo della popolazione italiana, che ha coinvolto 21 scuole, per un totale di 1496 ragazzi dai 12 ai 18 anni e 1266 genitori. [Fonte: Indagine Conoscitiva 2011 sulla Condizione dell'Infanzia e dell'Adolescenza.]

Lo studio ha messo in evidenza la forte rilevanza della diffusione di informazioni false o cattive sul proprio conto, che si costituisce come la forma di prevaricazione più comune subìta oggi dai ragazzi (il 25,2% dei ragazzi intervistati ha dichiarato di essere stato al centro di simili episodi più di una volta nel corso dell’ultimo anno); seguono l’isolamento e l’esclusione da parte del gruppo, ma anche i danneggiamenti di oggetti, minacce e furti di denaro, cibo e cose.

Interessante inoltre la distribuzione delle risposte per sesso, che mostra come il bullismo sia un fenomeno che riguarda pressoché indistintamente sia maschi che femmine: è in atto un livellamento delle differenze di genere per quanto riguarda i casi di violenza e di prevaricazione subìti in ambito scolastico. Una differenziazione tra i generi si riscontra solo per quanto riguarda gli episodi di diffusione di informazioni false o cattive sul conto della vittima: in questi casi le ragazze superano i coetanei maschi (28% vs. il 20,8% dei maschi). Relativamente alle differenze di età, si riscontra una diminuzione del fenomeno in relazione all’aumento dell’età dei soggetti coinvolti (maggiore diffusione del fenomeno  tra i 12 e i 15 anni, ad eccezione degli episodi di furto di cibo/oggetti e denaro che coinvolgono di più i ragazzi tra i 16 e i 18 anni), e i dati segnalano una chiara predominanza del fenomeno nelle scuole del Nord Ovest.

E’ stato inoltre analizzato il ruolo dei genitori nel caso in cui i figli siano coinvolti in situazioni di bullismo, che evidenzia una difficoltà di comunicazione e di intervento da parte delle stesse famiglie: il 17,3% dei ragazzi coinvolti dal fenomeno (quasi 1 su 5) ha dichiarato di non essersi confrontato in proposito con i genitori. Nonostante i ragazzi chiedano di essere sostenuti psicologicamente dai genitori (il 32,3% del campione ha espresso il desiderio di ricevere consigli dalla propria famiglia), di fatto il 6,6% dichiara di essere stato lasciato da solo nella gestione del problema. Inoltre, il 16,5% dei genitori ha suggerito di ignorare il comportamento dei bulli, atteggiamento che potrebbe essere indice di una sottovalutazione del problema da parte dei genitori. Anche la scuola non viene considerata un valido interlocutore in tal senso: solo il 3,4% dei genitori ha suggerito ai ragazzi di rivolgersi agli insegnanti e solo il 2,4 % dei genitori ha affrontato il problema con il gruppo docenti.

Rispetto al fenomeno del cyberbullismo, un quinto del campione ha subìto tale prevaricazione, ricevendo o trovando sulla rete internet informazioni false sul proprio conto. Questa nuova forma di bullismo include anche l’invio di messaggi, foto, video dai contenuti offensivi o minacciosi, così come l’esclusione da gruppi on line. Il fenomeno del cyberbullismo coinvolge più da vicino le ragazze rispetto ai ragazzi, nonché le fasce di età maggiori e l’area del Nord-Est.

Le conseguenze che il bullismo può avere sulle vittime e sui bulli sono preoccupanti e richiedono un intervento immediato e mirato: anche se non esiste una correlazione stretta tra episodi di bullismo e determinate psicopatologie, possono insorgere nei ragazzi dei problemi con delle ripercussioni negli anni successivi. Ad esempio, tra i bulli è maggiore il rischio di sviluppare comportamenti antisociali e devianti in età adolescenziale e adulta, mentre nelle vittime possono emergere disturbi sia fisici che psicologici indici di una sofferenza destrutturante e di una autostima minata nelle sue radici profonde (svalutazione della propria identità, depressione, abbandono scolastico, insicurezza, ansia, ritiro, solitudine, comportamenti autodistruttivi e autolesivi, fino a giungere in casi estremi al suicidio).

Il problema risulta di difficile approccio, in quanto le vittime di episodi di bullismo difficilmente confidano agli adulti o agli amici la sofferenza che vivono quotidianamente, creando in questo modo una situazione di disagio soffocata e repressa e come tale potenzialmente molto pericolosa.

Alla luce di questi risultati, il bullismo si configura chiaramente come un problema che ha radici profonde e non può essere affrontato superficialmente.

E’ fondamentale che la scuola, la famiglia e i mezzi di comunicazione si attivino il più possibile per agevolare e favorire un importante percorso di consapevolezza.